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Nel margine

Come la scrittura letteraria riesce a dire molto più di quanto si trovi sulla pagina

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Alessia Napolitano
giu 17, 2026
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Tre desideri, tre tesori nascosti

Dipinto di Grant Wood (1891 - 1942) The Midnight Ride of Paul Revere

Bentrovate,

in questa Sassolini si snoda una riflessione che muove dal testo di un racconto per adulti, per poi attraversare un classico per bambini, e infine approda al testo di un albo illustrato.

Contenuti e forme diverse, ma tutte accomunate da una scrittura letteraria.

Anche se non è destinato ai bambini, il racconto che vorrei mostrarvi parla di due bambine, dei loro discorsi, dei loro desideri, e riesce a restituirci dell’infanzia una partitura viva e nitida.

Buona lettura (o buon ascolto!)


La buona scrittura, quando funziona davvero, non si limita a costruire un contenuto ma genera piuttosto un movimento, una sorta di onda interna che attraversa la frase e che il lettore percepisce prima ancora di poterla analizzare, come se il senso arrivasse sempre leggermente in ritardo rispetto alla musica che lo sostiene.

Nella letteratura per l’infanzia questo aspetto diventa particolarmente evidente, perché la prosa, spesso più semplice e apparentemente lineare, nasconde in realtà una struttura ritmica che potremmo immaginare come un pentagramma sotterraneo: una base musicale che permette alle parole di trovare più felicemente la loro collocazione ideale affinché il bambino possa seguire il racconto senza che il linguaggio - anche se non immediatamente familiare - diventi mai un ostacolo alla comprensione.

Di contro, molta della scrittura funzionale che oggi si incontra negli albi illustrati sembra procedere per frammenti, come se il testo fosse composto da enunciati isolati più che da un vero e proprio flusso narrativo, e questo non tanto per una scelta stilistica consapevole quanto, spesso, per una difficoltà più profonda nel costruire una trama che tenga insieme le singole parti e le trasformi in racconto.

Forse è proprio qui che si gioca una delle questioni più delicate dell’editoria contemporanea per l’infanzia: questo equivoco per cui la chiarezza debba necessariamente coincidere con la frammentazione, quando invece la chiarezza, in letteratura, è quasi sempre il risultato di una forma ben costruita, non del suo sminuzzamento, quasi a doverla rendere più digeribile.

Che la scrittura per bambini proceda con un pentagramma più cantilenante non significa tuttavia che sia priva di stile, al contrario: lo stile è sempre presente, anche laddove sembra invisibile. Questo sapersi celare dietro alla semplicità della prosa è in verità proprio effetto di una grande capacità autoriale.

E per imparare a riconoscere lo stile non esiste forse esercizio migliore che tornare alla lettura letteraria da adulti, non solo come riavvicinamento ad argomenti più complessi ma anche come un affinamento dello sguardo, una riattivazione della sensibilità alle variazioni di tono, di ritmo, di struttura.

Negli scaffali dell’editoria contemporanea per adulti non è sempre facile incontrare il linguaggio letterario nella sua forma più viva, eppure quando accade si fa la conoscenza con una lingua che non si limita a comunicare, ma che riesce a dire qualcosa in più di quello che stiamo leggendo.

Per riconoscerla occorre però aver sviluppato una certa disponibilità alle sue variazioni, come si farebbe con un tema musicale che si declina in molteplici forme pur restando riconoscibile nella sua identità profonda.

Non esiste quindi strategia migliore che partire dai classici, non perché appartengano necessariamente a un passato remoto, ma perché rappresentano spesso il luogo in cui la lingua ha raggiunto una particolare densità formale, una coerenza interna che continua a rivelare qualcosa.

Un giorno come un altro è una raccolta postuma di racconti scritti da Shirley Jackson nella seconda metà del Novecento. Anche se il titolo evoca un quotidiano ordinario al limite del banale, sono pagine di un’autrice che ha saputo maneggiare nel corso della sua opera l’inquietudine, il macabro, il sordido e il soprannaturale con magistrale misura, restituendoci una scrittura dalla precisione quasi clinica. Quello che ci attende con Un giorno come un altro è una lettura che si muove costantemente sul confine tra ciò che appare e ciò che, sotto la superficie - anche la più linda delle superfici - si cela e continua a respingerci e insieme a chiamarci.

Basta leggerla per accorgersi di almeno tre cose.

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